Sandro Botticelli e l'anello con diamante. Tra collezionismo, arte e simbologia alla corte dei Medici | Gold Fashion Italy
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Sandro Botticelli e l’anello con diamante. Tra collezionismo, arte e simbologia alla corte dei Medici

Sandro Botticelli e l’anello con diamante. Tra collezionismo, arte e simbologia alla corte dei Medici

La passione dei Medici per le pietre preziose ed in particolare per i diamanti è nota, basti pensare al celebre “Fiorentino” il diamante gigante di 137,27 carati color giallo pallido acquistato da Ferdinando I nel 1601 dal portoghese don Ludovico Castro per la cifra di 35.000 scudi che venne poi tagliato “a doppia rosa” da Cosimo II, incastonato sulla corona asburgica e di cui poi si sono perse le tracce. Un portafortuna eccezionale così come l’arme personale di Lorenzo Il Magnifico, anche se alcuni lo attribuiscono a Cosimo il Vecchio, formato dai tre anelli con diamante intrecciati secondo una disposizione triangolare.

Sappiamo che lo stemma della famiglia dei Medici era rappresentato dallo scudo con le palle ma colui che sarebbe salito al governo della città avrebbe avuto la propria impresa araldica, come quello che ripropone il nodo trinitario, formato da tre anelli, numero perfetto, ma anche legame tra le forze naturali, aria, terra e acqua. Un motivo che troviamo a piene mani nell’abito della dea Pallade nel dipinto di Sandro BotticelliPallade e il centauro” datato post 1482 e conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Vestita come una ninfa, secondo l’ispirazione neoplatonica, l’abito leggero e impalpabile viene trattenuto da un complicato incrocio di rami d’ulivo, mentre la superficie è ricamata con gli anelli di diamanti incrociati a tre e a quattro con il motto “Deo amante”, “ A Dio devoto” , di Cosimo il Vecchio ma anche da altri Medici, come lo stesso Lorenzo Il Magnifico.

Anelli con diamante decorano la stoffa dell’abito mentre grandi anelli con diamante come quelli centrali e sulle braccia che, quasi come fossero delle fibbie, tengono stretti i rami d’ulivo attorno al corpo. Una scena che si presta a molteplici letture e che forse solo gli affiliati all’Accademia neoplatonica erano in grado di comprendere pienamente. Pallade simbolo della ragione che tiene a bada l’istinto rappresentato dal centauro, ma anche l’amore casto e idealizzato che vince sulla lussuria, per arrivare a una lettura politica in cui Lorenzo il Magnifico era impegnato a siglare una pace con il Regno di Napoli per evitare l’adesione alla lega promossa da Sisto IV, sullo sfondo infatti si intravede un paesaggio marino, forse il Golfo di Napoli mentre l’ulivo è simbolo di pace . Commissionata da Lorenzo Il Magnifico forse come dono per le nozze di Lorenzo il Popolano con Semiramide Appiani, agli inizi del Cinquecento l’opera si trovava a Palazzo Medici in Via Larga accanto a La  Primavera, secondo alcuni, insieme a La Nascita di Venere, un vero ciclo pittorico neoplatonico dipinto da Sandro Botticelli, che ebbe i suoi inizi in una bottega di orafo, al suo ritorno da Roma dopo il 1482. Sebastiana Gangemi

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